Iran-Usa, la partita fuori dal campo

C’era da immaginarselo, lo avevo scritto nell’ultimo articolo e puntuale come un orologio svizzero la partita del mondiale del Qatar tra Iran e Usa si è tinta di un brutto colore, oscuro. Le polemiche non si sono fatte attendere e le acredini sono venute fuori in men che non si dica. Tutto è iniziato con la strana ed infelice frase dell’ex interista Jurgen Klinsmann, il quale alla vigilia del match ha affermato che gli iraniani sono soliti fare pressioni sull’arbitro perché questo farebbe parte della loro cultura sportiva. Poi vi è stata la pubblicazione da parte della federazione USA della bandiera priva dei simboli islamici, che è stata giustificata con un voler esprimere solidarietà a modo loro per la mancanza dei diritti nel mondo iraniano che è argomento di cronaca costante e quotidiana. Ed infine dalla parte opposta vi sono state le minacce di ritorsione fatte pervenire ai giocatori iraniani, qualora questi ultimi non si comportino “correttamente” durante il match. Chissà cosa significa comportarsi “correttamente”, visto che di sport si parla e la correttezza da pretendere può solo essere quella affine alla lealtà sportiva come valore intrinseco di qualunque disciplina. Sta di fatto che comunque questa partita nasceva già sotto una stella particolare e così si è sviluppata e si sta sviluppando. Speriamo solo che questa sera parli solo lo sport ed il campo che devono essere simbolo di pace e di unione e non di polemica e divisione.