Mondiali Qatar 2022, c’è calcio in questo business?

Una domanda che in tanti si pongono, addetti ai lavori e non, è effettivamente una ed una soltanto: questi mondiali in Qatar rappresentano ciò che nella storia del pallone che rotola sul prato verde hanno sempre rappresentato e cioè la magnificazione mondiale del gioco più amato ai quattro angoli del pianeta?
Ebbene il dubbio che così non sia sorge spontaneo date le polemiche con cui sono stati accompagnati questi mondiali 2022. In una fase di preparazione nel corso degli ultimi anni hanno perso la vita 6500 lavoratori migranti (fonte The Guardian) che hanno preso parte ai lavori di costruzione delle varie infrastrutture che hanno visto la luce per la competizione. Senza dubbio le morti sul lavoro sono di per sé un dramma e se fanno da cornice ad una manifestazione sportiva lo diventano ancora dippiù ed a nulla servono le parole del presidente della FIFA Infantino che ha voluto “tutelare” l’immagine del Paese ospitante agli occhi del mondo.
Venendo ad argomenti meno drammatici e più di campo, hanno fatto rumore le parole di Maurizio Sarri, attuale allenatore della Lazio, il quale ha posto durante il corso di una conferenza stampa, la domanda su cosa potesse effettivamente portare il movimento qatariota al calcio mondiale ed oltretutto ponendo un ulteriore quesito sul fatto che questa competizione a cavallo dei principali campionati stagionali (Serie A, Premier League, Liga, Ligue 1 per citare i più importanti e remunerativi) sia di fatto un elemento di discontinuità e di danno oltreché , senza andare per il sottile, un elemento che falsa l’andamento della stagione che proseguirà a gennaio al termine di questi campionati mondiali.
La domanda finale è quella che sempre dippiù accompagna i tifosi critici e non solo loro è la seguente: esiste ancora il calcio in tutto questo business? O esiste solamente il dio denaro ad accompagnare quella che è una passione ed un sentimento collettivo che rischia probabilmente di spegnersi con l’andar del tempo?