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L’abbraccio di Antonino Saetta al figlio prima di essere uccisi dalla mafia

Una carriera brillante cominciata da giovanissimo fu quella del magistrato Antonino Saetta, che riuscì con grande tenacia e volontà a conciliare anche studi e lavoro svolgendo per un periodo un’attività presso il Consorzio agrario provinciale agrigentino. Sul fine del 1943 partecipò anche alle operazioni belliche e ,poi, l’anno successivo si laureò a Palermo a soli 22 anni in modo peraltro eccellente con 110 su 110 e la lode . Dopo il periodo di uditore giudiziario divenne magistrato nel 1948. Lasciò la Sicilia e la sua prima destinazione fu ad Acqui Terme con funzioni di Pretore prima e successivamente ricoprì l’incarico di Giudice istruttore presso il Tribunale. Si rivelò sin dall’inizio un ottimo magistrato con spiccata intelligenza e notevole intuito giuridico. Fu trasferito su sua richiesta come Giudice di Tribunale a Caltanissetta nel 1955 e a Palermo nel 1960. Dal 1969 al 1971 fu Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Sciacca, poi nuovamente a Palermo, quale Consigliere di Corte d’Appello. In tutte le sedi che occupò con incarichi di rilievo ricevette elogi e apprezzamenti per l’alto senso del dovere, l’indipendenza di giudizio e l’integrità morale. Ritornò al nord nel biennio  1976-78 come Consigliere presso la Corte d’Assise d’Appello di Genova e nel  capoluogo ligure affrontò una serie di processi che avranno un particolare eco mediatica come il processo alla Brigate Rosse e quello del naufragio doloso della “ Seagull” che era una carretta del mare scomparsa nelle acque internazionali al largo di Licata il 17 febbraio 1974. Tale tragedia provocò la morte di trenta marittimi e la sentenza di condanna dei responsabili divenne determinante per le nuove regole sulla sicurezza della navigazione. Successivamente prese possesso della nuova funzione di Presidente di Sezione della Corte d’Appello di Caltanissetta il 26 settembre 1984. Dopo nel periodo del 1985-86 fu Presidente della Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta occupandosi di un importante processo di mafia,quello relativo alla strage in cui morì il giudice Rocco Chinnici, i cui imputati erano i Greco di Ciaculli,capi mafia di allora, e all’epoca persino incensurati. Il processo si concluse con un inasprimento delle pene comminate nel giudizio di primo grado. La conduzione e l’esito del processo di appello contribuiscono ad alzare il livello di rischio e di pericolo per la vita del magistrato. Antonio Saetta continuò ad occuparsi di processi di mafia e fu nuovamente a Palermo come Presidente della Prima Sezione della Corte d’Assise d’Appello. Si occupò, quindi, di altri importanti processi a Cosa nostra , in particolare presediette il processo relativo alla uccisione del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, che vide imputati i pericolosi capi emergenti Vincenzo Puccio, Armando Bonanno e Giuseppe Madonia. Dalle carte processuali relative all’omicidio del dott. Saetta emerse ro le cause costitutive  dell’agguato mortale  furono il processo Basile ed il pericolo che venisse assegnato alla sua sezione il processo di appello del cosiddetto maxiprocesso. In tutti questi procedimenti dimostrò una solidissima preparazione giuridica e competenza che gli venne ampiamente riconosciuta tra i colleghi e i legali. Un giudice sobrio, equilibrato che parlava con le sentenze, rigoroso e intransigente molto dedito all’impegno professionale. Pochi mesi dopo la conclusione di quest’ultimo processo, e pochi giorni dopo il deposito della motivazione della sentenza che condannarono all’ergastolo gli imputati, Saetta fu assassinato, insieme con il figlio Stefano, il 25 settembre 1988, sulla strada Agrigento- Caltanissetta, quando stava ritornando a Palermo. Erano le 22.40 di quel drammatico giorno e Antonino Saetta era intento a guidare la sua Lancia Prisma lungo la statale 640, al suo fianco è seduto il figlio Stefano. Padre e figlio ritornavano dalla festa del battesimo di un nipote del dott. Saetta.   In contrada Giulfo, nel territorio di Caltanissetta, l’auto del giudice venne affiancata da un’altra automobile,una Bmw, dalla quale cominciarono a partire diversi colpi di arma da fuoco che danneggiano la fiancata sinistra dell’auto di Saetta raggiungendo gli occupanti. La macchina del dott. Saetta finirà la sua corsa sul guardrail nel senso opposto di marcia. I killer raggiungono l’automobile e completeranno il duplice omicidio esplodendo numerosi colpi dal lato destro dell’autovettura. Sul luogo verranno rinvenuti più di 50 bossoli di proiettili, lungo un tratto di strada lungo meno di 100 metri. Il figlio Stefano fu rappresentato nel film su Rosario Livatino “Un giudice ragazzino”, come una disabile in stato vegetativo ,mentre in realtà si trattò di una descrizione erronea in quanto il ragazzo ebbe soltanto nell’adolescenza un periodo in cui soffrì di disturbi psichiatrici che lo costrinsero ad abbandonare gli studi. Al momento della morte da un punto di vista fisico aveva una sana e robusta costituzione fisica essendo anche un nuotatore. Fino all’omicidio del dott. Saetta gli obiettivi privilegiati della violenza mafiosa erano stati essenzialmente magistrati inquirenti o funzionari e agenti impegnati sul fronte delle indagini: venivano presi di mira i soggetti ritenuti le “fonti” da cui i processi avevano origine. Con Antonino Saetta Cosa Nostra cambia strategia. E’ infatti il primo magistrato giudicante colpito dalla mafia. Il giorno dopo l’omicidio di Antonino Saetta la mafia uccise a Valderice il giornalista Mauro Rostagno. Nel 1996 sono stati condannati all’ergastolo, dalla Corte d’Assise di Caltanissetta, per il duplice efferato omicidio, i boss mafiosi Salvatore Riina, Francesco Madonia, e il killer Pietro Ribisi. La condanna, confermata nei successivi gradi di giudizio, è passata in giudicato. Il movente dell’assassinio è stato ritenuto triplice: “punire” un magistrato che fu forte e determinato  per la sua assoluta fermezza nel condurre il processo Basile, e, prima ancora , il processo Chinnici; poi anche perché furono rese vane le forti pressioni mafiose esercitate per addomesticare i processi; “ammansire” con questa uccisione così clamorosa ed eclatante, gli altri magistrati giudicanti allora impegnati in importanti processi di mafia; “prevenire” la probabile nomina di un magistrato ostico, qual’era Antonino Saetta, a Presidente del cosiddetto Maxiprocesso d’appello alla mafia.  Un film del regista e giornalista Davide Lorenzano dal titolo emblematico “L’Abbraccio. Storia di Antonino e Stefano Saetta” ripercorre la storia umana e professionale di  Antonino Saetta che non è mai voluto apparire come un simbolo e voleva solo essere un normale uomo di legge ,fare il proprio dovere senza ergersi a paladino dell’antimafia. Resta il toccante gesto del giudice che difese il figlio con il proprio corpo in un naturale gesto istintivo che,appunto, fu un tenero abbraccio per proteggerlo poco prima che entrambi venissero barbaramente uccisi.

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Rosario Sorace, nasce a Giarre il 13 maggio 1958;nel 1972, a 14 anni, inizia un intenso impegno politico e sociale. A soli 25 anni diventa segretario regionale dei giovani socialisti in Sicilia e dopo due anni, nel 1985, viene eletto al Consiglio Comunale di Giarre. Successivamente, viene eletto al Consiglio Provinciale di Catania dove svolge la carica di Assessore allo Sviluppo Economico. Nel 1991 viene eletto Segretario della Federazione Provinciale del PSI di Catania. Nel contempo consegue la laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Catania in cui ha svolto il servizio in qualità di funzionario di Biblioteca del Dipartimento di Scienze Chimiche. È giornalista pubblicista dal 21 maggio 2021. Collabora dal 2018 con i giornali on line IENE SICULE, SIKELIAN, IL CORRIERE DI SICILIA, AVANTI LIVE e PRIMATV ON LINE. Direttore responsabile di CLESSIDRA2021 ,giornale fondato dallo stesso. È un grande di lettore di prosa e scrittore di poesie.
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