La parabola dei despoti

La parabola dei despoti è dejà vu et dit già nota, conosciuta e ripetitiva. E’ un campionario avvilente e sconcertante di comportamenti e atti tipici in cui predomina il gusto della violenza gratuita, l’accentramento e l’esercizio del potere su di sé senza limiti e controlli, l’eliminazione di ogni voce dissidente un accentuazione di un vuoto e arido egocentrismo esercitato con ordini perentori e inappellabili. Il cinismo freddo e algido di una squadra di collaudati psicopatici servono a corroborare tale estasi dell’onnipotenza formando un gruppo coeso di paranoici alla ricerca di gloria e magnificenza, la diffusione di posizioni sorrette anche da punte di vittimismo in cui si denunciano complotti inesistenti. Le manie quotidiane dei dittatori non variano e sono riportate con dovizia di particolari nei libri di storia: il controllo del cibo utilizzando cavie per evitare di essere avvelenati, l’assoluto disprezzo e diffidenza negli altri condito da un sentimento di superiorità delirante, l’accumulo spregiudicato di ricchezze illecite oltre misura, l’affermazione di discorsi solenni tesi all’autocelebrazione mistica del proprio agire. In fondo si perde il senso della vita anche se gli obiettivi a prima vista possono sembrare grandiosi, mentre giovano soltanto a giustificare l’espansionismo territoriale al dominio incontrollato sulle genti. Dietro le quinte si mette in moto sempre un apparato militare repressivo coadiuvato e sostenuto da una propaganda mediatica che per sua implicita natura ottunde la verità, manipola i fatti, esalta la menzogna. Di fronte a tutto ciò c’è poco da dire poiché è stato sempre così. Nulla di più e di meno nel novecento dove la mitomania e la megalomania di menti raffinite e criminali si fondevano con le ideologie che hanno fornito anima e essenza ai disegni folli e farneticanti dei dittatori. Oggi abbiamo la conferma che tutto ciò non è finito anzi c’è una versione ancora più esplosiva e aggiornata alimentati dalla reviviscenza di un nazionalismo etnico, della riproposizione di una presunta superiorità antropologica e di frammentari resoconti storici di combattimenti eroici. Pensare che l’umanesimo con l’arte delle parole e dei linguaggi possa da solo definitivamente sconfiggere questa filosofia del potere è illusorio in quanto lo stessa umanità assoggettata e fragile a dare legittimità e forza alla follia dei satrapi moderni. Negoziati, mediazioni, incontri tendenti ben vengano a frenare lo scempio che si consuma, alla fine però bisogna sempre avere la pazienza di attendere l’implosione quando finisce “la paura della libertà” degli aggressori e diventa prevalente il senso di rifiuto di chi mortifica con violenza sanguinaria i popoli aggrediti.