Abdicazione della competenza

Giorni fa mi confrontavo con alcune persone sul tema della pandemia da COVID19.
Opinioni talora diverse, sia sull’origine del virus che sulle terapie e sull’efficacia degli attuali vaccini.
È giusto che sia così.
La medicina non è una scienza esatta e, da Ippocrate ad oggi, i suoi progressi sono stati enormi.
Abbiamo affrontato anche gli aspetti giuridici delle numerose restrizioni imposte dalle autorità di governo e sanitarie.
Si parlava con garbo e senza prevaricarsi.
Poi, improvvisamente, un paio dei presenti intervennero, con una certa aggressività verbale, sostenendo la seguente tesi:
” Tutti discorsi inutili. Il virus non esiste, si tratta di una influenza più contagiosa delle precedenti. In ogni caso vi è un preciso disegno da parte di un sistema di potere globale: limitare la libertà e diminuire in modo drastico la popolazione della Terra in quanto le risorse non bastano per tutti. Siamo oltre 6 miliardi e vogliono che diventiamo 3 miliardi.
In Italia da 60 milioni dobbiamo diventare 30 milioni”.
Ovviamente trattasi di una tesi priva di specificazioni concrete, contraddittoria, apodittica, senza alcuna prova, frutto di pregiudizio sistemico.
È difficile replicare quando lo spirito critico viene offuscato dall’ignoranza, che diventa presunzione, arroganza e chiusura al dialogo.
Oggi vi è una nuova questione morale rappresentata dall’abdicazione della competenza.
La volontà di cambiamento è diventata astio verso i tecnici e gli esperti, e ciò impedisce l’espressione libera, pacata, e criticamente laica del pensiero.
Una volta l’ignoranza era motivo di vergogna; oggi viene ostentata, diventa vanto, sinonimo di schiettezza e vicinanza al comune sentire del popolo.
Lo ripeto, e prendiamone atto, si pone una nuova questione morale: abdicazione della competenza